' CHIESA DI SAN NICOLA - Visit Nembro

CHIESA DI SAN NICOLA

Via Ronchetti, 30

Tel. 035 520858
chiese@nembro.net

“Sul fianco sinistro della
chiesa sorgeva la chiesa
di San Donato, la prima
Pieve di Nembro.

La chiesa, che risale al XV secolo, fu aperta al culto e denominata S. Donato Nuovo nel 1494. Successivamente, come si legge sull’architrave del portale d’ingresso, nel 1509 venne consacrata e dedicata a S. Nicola da Tolentino. Fu edificata a fianco di un complesso conventuale fondato nel 1472 da frati dell’Ordine degli Eremitani di S. Agostino, poi soppresso nel 1772 per ordine della Repubblica di Venezia ed acquistato da privati. Nel 1844 divenne proprietà del Pio Luogo Elemosiniere (poi Ente Comunale di Assistenza) per essere trasformato in casa di riposo per anziani.

LA COSTRUZIONE
La bella facciata quattrocentesca, liscia ed intonacata, presenta un rosone centrale e due finestre laterali trilobate. La struttura è ad una sola navata, divisa da archi acuti in cinque campate; nell’ultima si apre il presbiterio. Il materiale povero utilizzato nella costruzione, tipico della zona, è principalmente in ciottoli (borlanti) disposti a spina pesce, visibili all’esterno sul lato est.

L’INTERNO
La navata ha conservato il suo aspetto originario. E’ stato invece modificato nel XVII secolo il presbiterio: l’altare maggiore, in marmi policromi, venne inserito in un grande arco a tutto sesto, le due cappelle laterali furono ridotte in profondità e gli archi rimodellati anch’essi a tutto sesto. Si aggiunsero decorazioni in stucco, medaglioni ad affresco, cornici in gesso per le tele, il tutto di gusto barocco. Da notare le cappelle e gli altari abbelliti da opere di artisti prevalentemente bergamaschi del XV-XVI-XVII secolo. Entrando, nella prima campata sono collocati affreschi datati alla fine del XV secolo, staccati negli anni ’70 dalle cappelle poste ai lati del presbiterio e non visibili perché nascosti dalle pareti seicentesche. Quello a destra raffigura una Natività con S. Nicola e, nella parte superiore, una Crocifissione assegnabile a Maffiolo da Cazzano e Giovanni Marinoni o ad una bottega che operava nel loro ambito. A sinistra, di autori anonimi sono Madonna col Bambino, i SS Rocco e Sebastiano e Resurrezione.
A seguire, sul piedritto del primo e del secondo pilastro, dello stesso periodo, i SS. Nicola da Tolentino e Caterina d’Alessandria. Continuando lungo la parete a sinistra, gli affreschi della bella cappella cinquecentesca di S. Rocco con le immagini dei santi Rocco, Stefano e Lucio sono della seconda metà del XVI sec. Nel pavimento una lapide sepolcrale ricorda Cristina Longhi Vitalba, morta nel 1764. Segue un dipinto di anonimo del XVII secolo con rappresentato un Miracolo di S. Nicola. La tela Madonna con Bambino nella cappella della Madonna della Cintura, anticamente conosciuta come Beata Vergine Maria, è di difficile attribuzione perché ridipinta in antico: l’autore potrebbe essere un artista del XVI secolo di ambito bergamasco. Forse Jacopo Anselmi (nato nel 1560 ca.), sua è un’opera simile, firmata e datata 1597, attualmente visibile nel Tempio Votivo di Bergamo Alta. Ai lati, interessanti S. Anna e S. Giuseppe (Gioacchino?) del XVII secolo.

In alto recentemente sono stati scoperti due affreschi di buona fattura, una Adorazione dei pastori alquanto rovinata dalla cornice della sottostante cappella e un frammento con Angelo che regge un cartiglio. Nell’abside, sono visibili numerosi affreschi di santi agostiniani del 1852, si riconoscono S. Monica, S. Pasquale Baylon, S. Chiara da Montefalco e, oltre il cornicione in gesso, si trovano due tele con episodi della Vita di S. Nicola di Tommaso Pombioli (Crema, primi anni del ‘600). La cappella di S. Agostino è arricchita da un dipinto che rappresenta i SS. Agostino, Stefano e Lorenzo, opera attribuita in antico ad un artista della cerchia di Previtali o Boselli (XVI sec.) ma riconducibile ad Antonio Marinoni, che negli stessi anni lavorava anche in S. Maria in Borgo e S. Sebastiano. Insieme al padre Giovanni, al fratello Bernardino e al figlio Ambrogio, apparteneva ad una famiglia di pittori di Desenzano di Albino attiva alla fine del ‘400 e per buona parte del ‘500. L’ancona, forse ottocentesca, ricostruisce quella originaria e riporta in basso a sinistra lo stemma dei Vitalba e a destra quello della famiglia Foresti, un membro di questa famiglia, Margherita, aveva sposato un Vitalba, Bartolomeo.
Ai lati ci sono due tele con S. Antonio e S. Monica. Nella parete a destra, sopra l’altare in marmo nero è collocata la pala La Vergine col Bambino, S. Pietro, S. Paolo e offerente di Giovan Paolo Cavagna (Bergamo 1556-1627), firmata e datata 1606. Intorno sono visibili altri affreschi, tra i più antichi S. Nicola, S. Antonio Abate, S. Francesco e altri santi di difficile identificazione. Nella cappella della Madonna del Buon Consiglio, un tempo denominata Maria Assunta, si osservano affreschi del 1576, firmati Giovanni de Moronis de Albino, pittore di difficile identificazione. Sono raffigurati in basso i Santi Francesco, Lucia, Apollonia, Gerolamo, in alto Maria Assunta con Angeli, Apostoli e gli Evangelisti Marco, Giovanni, Matteo, Luca. Le due tele poste sulle pareti a destra e sinistra dell’ingresso, con episodi della vita di S. Nicola, sono attribuite al pittore nembrese Giovanni Carobbio (1687-1752).

CHIESA DI S. DONATO
La chiesetta era ubicata sul fianco sinistro della gradinata che sale alla chiesa di S. Nicola. Una tradizione trascritta in antico la indica come prima sede della Pieve di Nembro e colloca la sua fondazione nel V o VI secolo. Purtroppo non si hanno documenti né evidenze archeologiche che possano confermare tale fonte.

La Pieve di S. Donato, con annesso il cimitero, fu sede principale fino all’ottavo secolo, quando cedette il ruolo alla chiesa plebana di S. Martino, sorta all’epoca della dominazione franca.
La Plebana di Nembro fu tra le più antiche della diocesi di Bergamo: documenti la citano nell’800 e 830. Con il passare dei secoli la chiesa decadde; fu a volte utilizzata come ricovero ed ospedale durante le pestilenze, finché, sempre più abbandonata, fu distrutta nel 1909, perdendo così una testimonianza importante del nostro passato.
S. Donato, nato a Nicomedia (Asia Minore) e divenuto vescovo di Arezzo, morì decapitato nel 362.